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Archivio Editoriali Saldo di fine stagione (Novembre 05)
 
 
 
 
 

Ci risiamo. Anche quest'anno, al ritorno dalle vacanze estive, ma succede regolarmente anche dopo le feste di Natale, Pasqua, i ponti di Ognissanti e quello dell'Immacolata, la nostra redazione è stata invasa da lettere di protesta per l'atteggiamento ostile di molti enti locali nei confronti del turismo itinerante. Quest'anno, nientemeno, un gruppo di camperisti aveva proposto sui forum di Internet una manifestazione esterna alla fiera e rivolta alle associazioni di operatori per denunciare la carenza di aree di sosta.

Il problema c'è, e si manifesta con prepotenza durante i periodi di vacanza, quando decine di migliaia di veicoli ricreazionali si riversano sulle strade d'Italia, per recarsi, magari, verso mete condivise. I flussi turistici assumono proporzioni di massa, anche disordinata, e accade ancora troppo spesso che non tutti siano assistiti, in continuità, da un'educazione degna della categoria. Così, molte giunte comunali, pur di risolvere problemi loro interni e dare sfogo a risentimenti demagogici, non esitano a trasgredire, anche, i principi fondamentali della Carta Costituzionale, che non consentono trattamenti normativi discriminatori.

Impedire il transito o la sosta a veicoli che hanno le stesse caratteristiche tecniche, dimensionali e di peso di altri, cui tutto è consentito, è un atto d'imperio, di arroganza e di illegalità e, quindi, materia per il magistrato, ma, allo stesso tempo, un insensato atto autolesionistico nei confronti dell'economia locale, un insulto alle tasche dei loro concittadini. E la medesima cosa si può dire per quelle amministrazioni, che, invece di creare aree attrezzate degne delle esigenze contemporanee, come avviene nei paesi più civili del continente, si limitano a imporre divieti. Non sono certo più apprezzabili i comuni, le circoscrizioni e le pro loco dove le aree di sosta esistono ma sono assolutamente prive dei servizi minimi o del tutto trascurate, con evidente disagio per chi vorrebbe frequentarle, giustificandone, peraltro, l'esistenza.

Si tratta, evidentemente, di amministrazioni dalle vedute obnubilate dai luoghi comuni, non dotate di fantasia ed esperienza in grado di dare soluzioni semplici a un problema che problema non dovrebbe essere. Il turismo itinerante, vedasi Francia, Germania e paesi del Nord Europa, è conduttore di apporti economici, spesso indispensabili per dare alle reti locali del commercio e dell'accoglienza importanti contributi finanziari. Come giornale del settore turistico e come italiani, vorremmo non essere più costretti a ripeterci su un argomento che, probabilmente, è provocato da poche cellule malate, capaci, però, di far credere infetto l'intero sistema amministrativo e turistico del Paese.

Carissimi lettori, dunque, mentre siamo certi che le vostre denunce sono sacrosante, vi invitiamo a riflettere e a continuare a viaggiare. Non dubitiamo che troverete molto più spesso buona accoglienza che disagi. La speranza e l'ottimismo sono un buon carburante che costa nulla. Lo diciamo soprattutto per quel congruo numero di lettori che si è impegnato a raccontarci le proprie disavventure. Il lavoro di sensibilizzazione operato dalle riviste di settore, dalle associazioni di utenti e da quelle degli operatori (quest'ultime sembrano, finalmente, muoversi nella direzione giusta), porterà a un aumento dei comuni impegnati a sviluppare politiche e attrezzature per incoraggiare il transito e la sosta dei veicoli ricreazionali.

Parimenti favorirà la diminuzione delle amministrazioni con il pregiudizio di ostacolare lo sviluppo del turismo all'aria aperta vissuto in modo libero ma consapevole. Diamo per scontato che si ravvedano pure quegli "itineranti" non sempre dotati di un più costante senso civico, spesso pretesto e giustificazione di chi non si prende la briga di approfondire la conoscenza di quella parte, ben più consistente, che pratica il turismo itinerante con intelligenza.