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Le Mille e una sosta |
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Quale soluzione? |
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Mi chiamo Marco Tanania sono nato a Cortona 43 anni anni fa e vivo a Torino. Come quasi tutti gli anni approfitto delle vacanze estive per passare qualche giorno nel mio paese natale, Cortona. Il mio ideale di turismo è itinerante, per cui da anni viaggio in camper.
Così, anche quest’anno, il 14 agosto ho deciso di raggiungere Cortona e di presenziare alla rinomata “sagra della bistecca”.
Consigliato da amici e parenti fermo il mio camper nei posteggi sotto piazza Carbonaia in quanto la zona destinata alla sosta camper sotto le mura del mercato è gremita di auto.
L’inesistenza di divieti specifici, la presenza di altri camper e la vicinanza con il centro storico mi invitano a sostare. Passo tranquillamente la serata con shopping gastronomici e rigorosa cena con bistecca: peccato però che la mattina del 15 agosto sia stato svegliato alle 8.30 da due agenti della polizia municipale che invitavano me e altri equipaggi a lasciare il parcheggio e andare a sostare altrove, malgrado il posteggio fosse vuoto. Dopo alcune mie rimostranze, “obbedisco” e parcheggio il camper negli appositi spazi del piazzale, nei pressi di via Guelfa, ma per la seconda volta vengo invitato dagli agenti della polizia municipale a lasciare il parcheggio perché, mi dicono, non consentito ai camper. Da notare la presenza di molte auto in divieto di sosta!
Ricordo che ai fini della circolazione e della sosta, le autocaravan, secondo il codice della strada sono equiparate alle autovetture, ma a Cortona i divieti spuntano sotto forma di ordinanze varie. Pensavo di far sentire la mia voce alle amministrazioni comunali perché non si può pensare di essere in uno stato feudale: lo Stato è uno e le leggi dello Stato vanno rispettate in qualsiasi regione, provincia o comune ci si trovi. Cortona è un incontro con l’arte, la storia? Una città che vive anche di turismo?
Ma sono stati allontanati numerosi equipaggi per un totale di circa trenta persone, alcune delle quali, sapendomi nativo di Cortona, mi avevano chiesto consigli su dove acquistare prodotti gastronomici e molti avevano prenotato per la classica cena di “Ferragosto”.
Con questo non posso che fare un augurio ai commercianti di Cortona e meditare su quale sia l’interesse che suscitano presso le loro amministrazioni. I camperisti “scacciati” hanno deciso, in mia presenza, di andare a spendere i loro soldi in altri comuni un poco più “camper-ricettivi”.
Stessa cosa ho fatto io dopo avere parcheggiato momentaneamente il mio mezzo nel piazzale di Santa Margherita e avere salutato parenti vari: ho terminato la giornata in un ristorante di un vicina cittadina. Marco Tanania
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Ancora una storia con un svolgimento conosciuto e un finale annunciato. Vengono denunciate discriminazioni, si punta il dito verso divieti velleitari, si rileva una tolleranza eccessiva verso le auto e nulla verso i veicoli ricreazionali. La città in questione è Cortona (a proposito, Signor Sindaco: lo sa quante vendite di prodotti tipici, cene ai ristoranti e introiti vari ha fatto perdere ai suoi concittadini con questo atteggiamento?) ma, purtroppo, è una vicenda che, cambiato il nome della località, può adattarsi ad altre mille situazioni.
In questi giorni dell’immediato “dopo ferie”, abbiamo ricevuto moltissime lettere di questo tipo, da varie località italiane, più o meno note. Proprio quest’ultimo punto lascia più perplessi: la cosa relativamente nuova è che, oltre ai soliti luoghi che proprio i camperisti non li digeriscono, vengono segnalati come “poco amicali” anche città minori e zone meno celebri e conosciute. Segno, forse, che la “non-cultura” dell’ostracismo ai camper inizia a farsi strada anche laddove prima era assente. Per questo, abbiamo voluto scegliere una lettera che, a suo modo, rappresentasse anche le altre giunte in redazione. A tutte, singolarmente, non avremmo potuto rispondere. Lo faremo in privato. Ma questa, la riteniamo emblematica, anche perché cita espressamente il celebre passaggio del codice che equipara il camper alle auto, mutuato direttamente dalla famosa “Legge Fausti” dell’ormai lontano 1991. La verità, è che la realtà odierna è mutata profondamente e una legge così datata, che si riferiva a una situazione ben diversa da quella odierna, non è più sufficiente. A ben pensarci, non lo era neanche allora: molti “vecchi” camperisti si ricorderanno che già da subito ci furono enti locali che interpretavano la norma a proprio uso e consumo, soprattutto il famigerato comma che permette loro di impedire la sosta in caso di “problemi di circolazione, igiene e ordine pubblico”. Sotto queste poche parole, si sono creati inghippi e abusi. Si sente il bisogno, quindi, di una nuova legislazione. Precisa, dettagliata, che non lasci spazio a interpretazioni creative, che incentivi adeguatamente gli enti locali accoglienti e obblighi anche quelli più refrattari a dotarsi di strutture. Ma si badi bene, non “di facciata”. Ovvero: non si deve fare un’area di sosta tanto per dire che la si è fatta, per poi collocarla in posti ignobili e realizzarla ignorando i più comuni canoni di decenza. Come molti camperisti sanno, questo è un caso tutt’altro che raro. Però, per indurre le istituzioni a fare una nuova legge, ci vogliono determinate condizioni.
Primo: la disponibilità da parte del Governo. Questa, con la riesumazione del Ministero del turismo, sembra ci sia. O perlomeno, sembra (ripeto: sembra) che, da quanto visto nell’ambito dei convegni organizzati a Mondo Natura, il favorire la costituzione di strutture per il turismo di movimento venga preso in seria considerazione. Si sono avviati tavoli di lavoro. Qui, di conseguenza, si passa al secondo punto: per ottenere qualcosa, come tutti sanno, occorre “fare lobby”, cioè presentarsi alla controparte forti e uniti. Cosa che, nel nostro settore, sembra continui a essere una chimera irraggiungibile. Ecco, proprio l’unità nella rappresentanza è una condizione essenziale per ottenere qualcosa. Ogni tanto se ne parla, ogni tanto si fanno dei passi, ma poi si riesce a disfare tutto con litigi, ripicche, polemiche sterili e inutili. Il settore, già di per sé rappresenta una nicchia piuttosto ristretta. Se poi, già in pochi, ci si divide in gruppi di pochissimi perennemente in competizione, allora la “forza contrattuale” diventa troppo debole per essere presa seriamente e continuativamente in considerazione.
Terzo: noi. Il “noi” si riferisce ai camperisti, ovviamente, perché chi vi scrive lo è, felicemente, da 25 anni, e ha assistito a tutta l’evoluzione del fenomeno. In cosa noi possiamo fare qualcosa? Nei comportamenti, innanzitutto. Senza scendere nel dettaglio di quelle che si possono chiamare “le macrostupidaggini” esecrabili e talmente assurde da non meritare commenti (ovvero scarichi selvaggi, parcheggi pubblici trasformati in campeggio, comportamento alla guida arrogante e menefreghista, tanto per citarne qualcuna), ci sono molti altri atteggiamenti che ledono in modo significativo l’immagine percepita da chi camperista non è.
Piccole cose: le scarpe messe fuori nel parcheggio pubblico, il giungere in allegra compagnia e parcheggiarsi nelle aree di sosta con disposizioni modello “fort apache” per poi imbandire tavolate luculliane e rumorose trascinate sino a notte fonda, il lasciare che cani senza guinzaglio e bambini scorrazzino liberi di infastidire il prossimo, il parcheggiarsi sempre a mezzo metro dagli altri camper anche se il resto del parcheggio è deserto, il cercare di fermarsi sul lungomare a tutti i costi, l’evitare accuratamente di stare nelle aree di sosta pur di risparmiare una decina di euro...
Devo continuare? Ce ne sarebbero ancora, ma fermiamoci qui. Sono tutte cose che trasmettono un’immagine pessima del settore. E da lì, chi guarda è spinto a generalizzare (malvezzo in cui si cade spesso anche riguardo ad altre categorie), identificando i comportamenti discutibili di alcuni con tutta la categoria.
L’ultima cosa che “noi” dovremmo fare, dovrebbe essere talmente ovvia che sembra inutile ripeterla. Occorre riscoprire il proprio camper, sfruttandolo per quella che è la sua vera funzione: strumento insostituibile e privilegiato per andare in posti ancora non invasi dal turismo di massa, magari sconosciuti ai più, magari facendo deviazioni improvvise.
In quei luoghi, generalmente, si viene accolti meglio (spesso con sana curiosità), quasi mai si hanno problemi con la sosta, se effettuata con la doverosa discrezione (vedi sopra), e si evitano, di conseguenza, insalubri travasi di bile capaci di rovinare la vacanza. E poi, questo modo di approcciarsi permette di dare sfogo alla voglia di conoscenza, di contatto, di arricchimento culturale e umano che dovrebbe essere alla base di chi sceglie il turismo di movimento. Allora, riscopriamo il veicolo ricreazionale per quello che può dare in più rispetto a qualsiasi altro mezzo. Non confiniamolo nello scomodo e inadatto surrogato della pensione Miramare: non è il suo lavoro, e lo fa comunque male. Iniziamo da qui.
Beppe Finello, direttore responsabile
Caravan e Camper Granturismo.
Camperista dal 1984, prima turista in tenda (1974-1980), poi in caravan (1980-1984). |
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